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Museo dell'Ombrello e del Parasole Scritto da Emiliano Bertone
Nel 1949, passata la bufera della guerra, il Museo veniva, ancora da Ambrosini, ristrutturato nella stessa sede.
Nel 1976, Eugenio Pattoni, Giuseppe Al lesina, Silvano e Giuseppe Ambrosini, Zaverio Guidetti e l'Associazione degli Ombrellai dava definitiva sede al Museo, d'intesa e con il patrocinio del Comune,in un edificio appositamente costruito.
Cinquant'anni fa Igino Ambrosini (1883-1955) che aveva già dato vita con altri amici al Giardino Botanico "Alpinia", portava a compimento il progetto che gli stava più caro:il Museo dell'Ombrello e del Parasole a Gignese. Aveva richiesto l'aiuto dell'allora sparsa famiglia ombrellaia,inculcandole l'amore per la terra madre,e indirizzandola al vicendevole filantropico aiuto,a volersi bene. Con l'appoggio del Comune trovava sede nel palazzo delle scuole. Ora,grazie ai contributi della Regione Piemonte, al Comune e agli Amici del
Museo dell'Ombrello e del Parasole, si è completata la strutturazione del complesso, secondo canoni espositivi.
Il Museo,che è stato ed è un richiamo turistico notevole,costituisce soprattutto testimonianza dell'operosità e della tenacia dei nostri avi,degli ombrellai di ieri e di oggi che non hanno temuto il rischio,hanno avuto l'ambizione di creare e condurre un'impresa.
Uomini liberi re testardi, gente della nostra terra montana che ha saputo acquistarsi una partecipazione larga ai frutti della civiltà e una piena valorizzazione delle sue qualità umane. Con questi sentimenti Gignese ha già celebrato con la famiglia degli ombrellai i cinquant'anni del Museo dell'Ombrello e del Parasole.

Le Origini dell'Ombrello: verità e leggenda

La semplice funzionalità di un accessorio come l'ombrello rende difficile conciliare la sua utilizzazione pratica con un'origine che sfiora il mito; eppure, pochi oggetti del nostro vivere quotidiano possono vantare radici così antiche e leggendarie. L'unico elemento certo è la provenienza non occidentale: la Cina, l'India e l'Egitto si proclamano infatti paese-culla del parasole, ciascuno con motivazioni più che valide.
Queste "rivendicazioni" ci permettono di aggiungere un altro dato sicuro ad una storia priva di certezze: l'ombrello è, fin dal suo apparire, collegato alla rappresentazione simbolica del potere, quando non, addirittura, attributo della divinità. Fin dal XII secolo a.C., l'ombrello cerimoniale apparteneva alle insegne dell'Imperatore della Cina e tale rimase per circa trentadue secoli, fino alla scomparsa del Celeste Impero.
All'incirca nello stesso periodo, i re persiani potevano, unici tra i mortali, ripararsi dal sole per mezzo di un ombrello, sorretto da qualche dignitario; più democraticamente in Egitto si concedeva tale privilegio a tutte le persone di nobile origine.
In questo paese nasce, forse, il mito più bello, la più profonda simbologia legata all'ombrello: la dea Nut era spesso rappresentate in forma di parasole, con il corpo arcuato a coprire la terra, in atto di protezione e di amore. Il forte significato di status symbol come prerogativa regale, o comunque di potere, assunto dall'ombrello, spiega la sua contemporanea comparsa nell'immaginario religioso.
Come in Egitto, anche in India viene associato alle dee della fertilità e del raccolto o, in senso più lato, della morte e della rinascita: nella sua quinta reincarnazione, Vishnu aveva riportato dagli Inferi l'ombrello, dispensatore di pioggia.
Alla sfera del mito dobbiamo l'introduzione nel mondo occidentale del nostro accessorio, che compare in Grecia legandosi al culto di Dionisio (un dio di probabile origine indiana), ma anche di dee come Pallade e Persefone, che tra i loro fedeli contavano soprattutto donne.
Sono le donne che, nelle feste dedicate a queste divinità, si riparano in loro onore con un parasole, passato nel III secolo a.C. anche nel mondo romano, dove viene descritto dai poeti come delicato e prezioso oggetto in mani femminili.
Sembrerebbe quindi di avere delineato una storia completa: da simbolo di potere, umano e divino, a oggetto di lusso e di seduzione. Eppure, tra i tanti valori e segni di civiltà cancellati dalla scomparsa dell'Impero romani, ci fu anche l'ombrello, di cui non rimase traccia nei "secoli bui", se non per la sua sopravvivenza nel culto cattolico, inizialmente come insegna pontificale, poi nell'uso liturgico.







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