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Chiesa della Madonna della Neve (Sec. XX) Verso la metà dell'Ottocento, il Mottarone divenne meta di numerosi escursionisti che vi salivano da Stresa o Baveno.
La zona del colle Pieggia, alla spalle di Gignese e da dove si gode uno straordinario panorama sul golfo Borromeo, prese nome da un alpeggio trasformato in locanda e poi albergo: "Alpino".
Il crescente numero delle ville costruite tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento aveva destato in quei villeggianti il desiderio di avere una chiesetta in loco.
Nel 1917, il parroco don Picena inaugurava e benediva l'oratorio privato nella villa Marozzi, e vi celebrava la prima messa. E' però comprensibile che tale soluzione avesse un carattere provvisorio, e che l'idea di una vera chiesa, sorretta da invidiabile disponibilità finanziaria, trovasse ben presto compimento. Il 4 marzo 1928 il vescovo Castelli, nella sua visita pastorale salì all'Alpino, "per vedere il luogo dove sorge la chiesa nuova. Lodò il disegno Bergomi, la generosità dei signori di lassù, ma non approvò molto il luogo perché umido e non centrale. Tuttavia incoraggiò l'impresa Castelli al lavoro".

L'architetto Bergomi è lo stesso che disegnò il Grand Hotel Alpino. La chiesa sorgeva, presso in grande masso erratico conosciuto come Sasso Papale, e venne ultimata all'inizio dell'estate 1928. Il 22 luglio don Picena benediva ritu privato la chiesetta, e la messa fu celebrata da un padre rosminiano. Da una pubblicazione del 1953: "È aperta alle funzioni solo l'estate ed è particolarmente festoso il giorno dell'Assunta, nella quale occasione, alla celebrazione si associa buona musica e ricca offerta, che consente continui miglioramenti alla chiesa ed al suo arredamento. La "cappellania dell'Alpino si vanta di aver avuto sino a pochi anni or sono come "cappellano" l'attuale arcivescovo di Messina mons. Tonetti e di aver frequentemente l'ufficiatura di vescovi".
Tra i concerti ricordati, vanno segnalati quelli di G. Anfossi, maestro di A. Benedetti Michelangeli, che aveva villa all'Alpino.
I villeggianti costituirono una fabbriceria che ha lodevolmente contribuito al decoro del tempio, specie dopo i restauri del 1972.
Vi si ammirano diversi quadri e arredi; inoltre un Crocifisso e le formelle dell'altare, opere della scultrice milanese Liliana Nocera.

Una chiesetta, costruita in sasso, con portico bianco prospicente e laterale, che nell'insieme della costruzione richiama vagamente il Sant'Ambrogio di Milano, sorge nei pressi del grande Albergo, su breve spianata.
Moderna, consona alle ville che la circondano, ha nell'interno, di una sola navata, il piccolo altare la balaustra ed il confessionale, a vernici gialle e verdi.
Il soffitto è a travature in legno scuro, i muri candidi, le lampade votive ed un lampadario centrale in bel ferro battuto. Piccole finestre ai lati protette da inferriate.
Grandi mazzi di fiori gialli, vasi rustici in verde, fresche pitture. Tutto è lindo, tutto è ridente come il paesaggio che la circonda.

Bibliografia:
Tratto da:
Relazione sulle opere d'arte del Comune di Gignese (Nocco, Gignese)
Anna Maria Toniolo
periodico "Il Turismo", 1940.







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